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La check list del DAE va fatta in questa VERSIONE (2012)
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Caro Marco,
non mi è facile scriverti questa lettera. Vorrei parlarti di mio figlio. Si chiamava Francesco Aloise. Era nato il 29 ottobre 2007 ed è morto quella maledetta sera del 5 agosto 2009 soffocato da uno stupido chicco d’uva. Ero insieme a mio marito e non siamo riusciti a salvarlo. Continuamente mi riviene in mente quella tragica sera. Io e mio marito abbiamo agito presi dal panico richiamando alla memoria ricordi di racconti familiari. Mio marito ha preso Francesco per i piedi battendogli dietro la schiena e io gli ho messo le dita in bocca alla spasmodica ricerca di quel chicco d’uva, mentre la vita di mio figlio ci stava sfuggendo velocemente e disperatamente tra le mani.A nulla è valso l’intervento del 118. Hanno tentato di rianimare Francesco. Ma è stato del tutto inutile. E’ giunto cadavere in ospedale. Il dottore del Pronto Soccorso ci disse che la colpa è della società che non ci insegna ad intervenire in modo corretto in caso di soffocamento. Al che ho chiesto cosa avrei dovuto fare per salvare mio figlio. E la dottoressa del 118, che per prima aveva soccorso Francesco, mi ha afferrato da dietro stringendomi forte con le braccia sopra il diaframma. Non si riesce ad accettare la morte di un figlio. E’contro natura. Oltre al grandissimo dolore, si prova un forte senso di colpa e tanta rabbia. Le persone che mi sono state vicine hanno tentato di rincuorarmi dicendomi “E’ stata una fatalità”, oppure “Era il suo destino” Le varie spiegazioni non mi convincevano. Dovevo capire. Ho cominciato a cercare su Internet e ho trovato il tuo sito www.manovredisostruzionepediatriche.com. Con le lacrime agli occhi ho visto e rivisto le immagini dei video che mi facevano vedere quelle semplici mosse che avrebbero potuto salvare mio figlio e che in quei pochi momenti che abbiamo avuto a disposizione, purtroppo, né io né mio marito conoscevamo. Sono voluta venire da Milano a Roma ad una tua lezione interattiva per conoscerti personalmente e ringraziarti per il grande lavoro che fai nel fornire alle mamme, ai papà, ai nonni, alle maestre gli strumenti che consentono di salvare il bene più prezioso: i loro bambini. Ti voglio mandare una foto di mio figlio.
Quando è morto aveva solo 21 mesi e 1 settimana. Lorena, mamma di Francesco
(Autorizzazione a lettera e foto in originale Concessa)
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